mercoledì 1 febbraio 2012

Sulla democrazia


Da qualche giorno il punto vendita del Supemercato Tigros di Lavena ha chiuso i battenti. Vista la conformazione del territorio comunale, questa defezione ha come risultato la quasi totale concentrazione a Ponte Tresa di negozi a merceologia varia. Rimane in Lavena un solo negozio di alimentari,che tra l'altro fornisce della carne squisita, ma che ha necessariamente una gamma di offerta limitata. Per venire incontro alle necessità dei lavenesi più anziani o non muniti di auto,( e anche per diminuire il traffico automobilistico all'interno del paese, si spera,) il Comune ha pubblicizzato la possibilità di utilizzare un servizio navetta con l'autobus elettrico che ha in dotazione. Le modalità sono quanto mai semplici: si prenota la corsa e, ad orari convenuti, il mezzo si presenta a prelevare e riportare a casa gli interessati.
Tutto bene, quindi... però c'è un però...
A denuncia dei Consiglieri Mina e Boniotto,pare che la meritoria iniziativa sia stata partorita, autorizzata e messa in atto "motu proprio" dall'assessore ai Servizi Sociali Fierravanti, SENZA CHE NE' LA GIUNTA COMUNALE NE' IL RESPONSABILE AMMINISTRATIVO, dott. Verde, AVESSERO PREVISTO LA SPESA E DELIBERATO IN PROPOSITO.
Si dirà : che male c'è? si può sempre provvedere in tempi successivi alla necessaria copertura finanziaria e alle doverose pratiche tutelatrici per conducente e trasportati... che cos'è tutta questa foga burocratica? si vuole o no che le cose funzionino e rispondano alle necessità della gente in tempi brevi?
A nostro avviso, sì e no.
Ci sono meccanismi delicati, nella pratica della democrazia, prescindendo dai quali si rischia di imboccare una pericolosa deriva in cui chi si trovasse ai vertici di un'istituzione potrebbe prendere decisioni e attuarle secondo i propri criteri personali, evitando di risponderne agli enti delegati se non ai cittadini stessi.
E' intuitivo che tutto può funzionare finché le decisioni sono legittime e imparziali, mentre sarebbe poco rassicurante il contrario.
Con questo non si vuole mettere in dubbio la buonafede di nessuno degli attori della situazione presente, ma, diceva autorevolmente Winston Churchill che la democrazia fa perdere un sacco di tempo e non è certamente perfetta, però è la migliore forma di governo che l'umanità ha inventato finora, o più o meno questo era il senso.
Il rispetto delle regole per tutti, assessori volonterosi compresi, è la garanzia della nostra partecipazione democratica, alla quale non intendiamo rinunciare.
Sostituirla con il populismo, anche in buona fede, non è una soluzione accettabile.

giovedì 19 gennaio 2012

Avviso di servizio

La Dottoressa Di Palma, nuovo medico di base per Lavena Ponte Tresa, ha aperto l'ambulatorio in via Luino 97 a Ponte Tresa (dopo il bar Taormina) Riceve il martedì dalle 9.30 alle 11.30 - il giovedì su appuntamento telefonico al 320.0394573 dalle 16.30 alle 17.30 e ricevimento libero sino alle 19.00 - il venerdì dalle 17.00 alle 19.00. La dottoressa aveva richiesto sin da aprile la disponibilità, come per gli altri medici, dell'ambulatorio comunale per non obbligare i mutuati di LPT alla trasferta a Marchirolo o Cremenaga. Ben venga quindi l'apertura del suo nuovo ambulatorio.
( da radiolavena.blogspot.com)

giovedì 12 gennaio 2012

GRANDI INFRASTRUTTURE: I NO CHE FANNO DIVENTARE ADULTI



Quanto sta avvenendo in questi giorni sul teatro (o teatrino) delle infrastrutture lombarde suona come amara conferma. Potremmo compiacerci di aver previsto tutto o quasi: che la BreBeMi sarebbe diventata un bagno di sangue finanziario, che il project financing dell'infrastruttura era uno specchietto per allodole e una mangiatoia per speculatori (e potremmo sederci lungo la sponda del fiume a vedere passare le repliche dello show per le altre autostrade: la TEM, la Pedemontana, la VA-CO-LC, la Cremona-Mantova, il TIBRE, la Broni-Mortara, la Valtrompia, la Bergamo-Treviglio, la Rho-Monza, la Vigevano-Malpensa...), che la fretta di avviare i cantieri avrebbe favorito astuzie e devastazioni ambientali... e invece no, non possiamo dirci compiaciuti, perchè il programma di gigainfrastrutture stradali lombarde è una ipoteca pesantissima sul futuro economico della nostra regione. Perchè in un regime di scarsità sarebbe preferibile concentrare le poche risorse disponibili sulle infrastrutture davvero necessarie, dalle fogne alle opere di sicurezza del territorio, anzichè gettarle nel frullatore della speculazione e dell'ecomafia. Perchè il sistema dei controlli ambientali si è dimostrato corrotto oltre che inefficace. Perchè aziende come BreBeMi, che dovrebbero farsi pienamente carico delle loro responsabilità, non si accorgono di quello che ogni cittadino è in grado di vedere con i suoi occhi, e cioè che i loro stessi cantieri sono diventati immondezzai abusivi, e nonostante ciò si dichiarano parte lesa... poverini, non avevano tempo di guardare cosa succedeva nei cantieri, visto che erano troppo impegnati a tagliare nastri e a scrivere diffide contro Legambiente.
Ora la palla della BreBeMi non la gioca la politica, ma la magistratura. Quella che doveva essere la prima autostrada realizzata in project financing è diventato il sito inquinato più lungo d'Italia, 57 km di cantiere da verificare, caratterizzare e bonificare.
Eppure il governo di tecnici continua a staccare assegni per questa come per altre grandi opere: sarà perchè il ministro delle Infrastrutture è stato fino a poche settimane fa a capo della principale banca/socio privato di BreBeMi, o perchè il suo sottosegretario è stato fino a poche settimane fa a capo della principale banca/finanziatrice di BreBeMi (entrambi nel gruppo Intesa, nello stesso gruppo ci sono sia i finanziatori che i beneficiari dei finanziamenti dell'opera: no comment) il che ci dice che in Italia nemmeno un governo di tecnici è capace di prescindere dal conflitto d'interessi.
Dobbiamo continuare ad avere il coraggio di dire che l'ideologia autostradale non è solo l'anticamera di nuove cementificazioni, ma anche un ostacolo alla ripresa economica. Ai predicatori di questa religione, che dai titoli dei (loro) giornali sostengono le autostrade come magico volano di sviluppo dobbiamo dire che, perchè una infrastruttura sia davvero veicolo di benessere, non basta che serva a muovere capitali: deve anche essere una infrastruttura UTILE. Le infrastrutture inutili non servono a migliorare l'economia, ma solo a gonfiare le bolle speculative e l'economia criminale. Diciamo NO alle infrastrutture autostradali lombarde, non per integralismo ambientalista, ma per la ragione contraria: perchè abbiamo l'ambizione di una Lombardia che sappia tornare ad essere locomotiva di sviluppo, un generatore di occupazione, un modello di benessere, ma siamo consapevoli che non c'è nessun futuro in opere che sono pura zavorra alimentata dalle clientele politiche e imprenditoriali. O ci liberiamo di questo peso, o restiamo schiacciati dalla crisi anche per i prossimi decenni. Siamo solo noi a dire tutto ciò? dove sono le organizzazioni dell'economia, quelle agricole, quelle imprenditoriali, quelle sindacali? dove sono le Camere di Commercio? dove sono le istituzioni? e le opposizioni che fanno? ciascuno coltiva il proprio orticello? Non è di questo che c'è bisogno, non vogliamo essere solo noi i David che lottano contro i Golia degli intrecci perversi di interessi legati alla spesa pubblica declinante.
Lasciamo lavorare la Magistratura, forse avremo almeno alcune risposte alle nostre domande, e capiremo tutti meglio quali siano i nodi a cui sono legati i lacci che impediscono alla Lombardia di essere un modello di sostenibilità e competitività.

Damiano Di Simine- presidente di Legambiente Lombardia

venerdì 6 gennaio 2012

Incubi notturni


Quando non mi riesce di addormentarmi ascolto la radio: a volume bassissimo, con il suo mormorio e la musica in sottofondo, mi concilia il sonno meglio del valium . L'altra notte ascoltavo una trasmissione svizzera chiamata "Nottetempo"; il conduttore ha un timbro caldo e un eloquio piano e rilassato, l'ideale per accompagnarmi fra le braccia di Morfeo ( è un modo aulico per indicare il riposo notturno!), quando uno degli argomenti trattati mi ha fatto fare un salto sul letto. L'ineffabile dicitore , facendo riferimento a non so più quale statistica, annunciava con tono discorsivo che "ogni anno l'umanità consuma risorse per un anno e tre mesi", vale a dire che , per ogni anno che dio ci manda in terra, prendiamo a prestito tre mesi di risorse dall'anno successivo. Per evitare equivoci, il pregiato giornalista specificava che si tratta di "risorse in generale, cioè cibo, acqua potabile eccetera e non solo combustibili fossili e non"... quasi che la notizia di per sè non fosse abbastanza allarmante.
Un turbine di pensieri mi ha definitivamente allontanato dal meritato riposo :
e per quanto tempo potremo andare a debito sul futuro?
e se i popoli emergenti arriveranno ( come aspirano giustamente) ai nostri livelli di consumo, che cosa succederà?
e come potremo continuare a pensare di aumentare il nostro PIL, se già così in recessione come siamo, dilapidiamo un patrimonio che non ci appartiene, ma è dei nostri figli e nipoti?
ed è possibile cambiare il modello di sviluppo che abbiamo ereditato dal secolo passato, che non ha tenuto conto della finitezza del sistema-Terra?
Ho pensato al ricco cenone che, da parte sua, contribuiva di certo alla mia insonnia e mi sono sentita in colpa.
Che l'anno nuovo porti a tutti una sana riflessione e un proposito di stoica morigeratezza. Con o senza riflessioni notturne.

sabato 10 dicembre 2011

AUGURI


Un albero d'acqua, per fare gli auguri a tutti i soci di Legambiente Ceresium e anche a tutti gli altri.
L'acqua è un bene primario, indispensabile e non negoziabile: mai come ora è il simbolo di una vera speranza per il futuro.
Buon Natale a voi, che seguite con simpatia le vicende del nostro paese e buon anno a tutti noi, che aspettiamo da tempo una svolta nella gestione delle risorse comuni, a favore della gente e non dei soliti noti.

martedì 6 dicembre 2011

Il cigno che unisce



Due immagini che illustrano il nostro paese Lavena Ponte Tresa : una bella sintesi, simboleggiata dal cigno che naviga tranquillo, senza curarsi dei confini, soprattutto mentali, di noi, limitati esseri umani!

sabato 3 dicembre 2011

La guerra dell'acqua


Ci sono cose che si apprezzano appieno solo quando mancano: la salute, in primo luogo, e poi l'acqua e l'energia elettrica, in quest'ordine.
Siamo talmente abituati a premere un interruttore o ad aprire un rubinetto e veder scorrere l'uno e l'altro di questi beni primari, che non ci rendiamo più conto di quale piccolo miracolo quotidiano siamo testimoni.
Non parlo soltanto di quei tre miliardi di persone al mondo che non hanno accesso all'acqua potabile o di quei quattro miliardi che sono del tutto o quasi privi di energia che non sia quella muscolare umana o degli animali, ma di quel che accadeva nelle nostre campagne o nei piccoli paesi fino a cinquanta, sessant'anni fa.
La mia memoria risale agli anni della mia infanzia, non cent'anni fa, quindi, quando nelle case coloniche dell'Emilia, nel pieno della pianura padana, l'acqua si attingeva dai pozzi nell'aia e la luce era solo quella dei lumi a petrolio o ad acetilene.
La vita di tutti era così complicata da queste limitazioni che, una volta ottenuta questa comodità, relativamente a buon mercato, avremmo dovuto apprezzarla al punto da diventarne i più gelosi e attenti custodi. Purtroppo, l'abitudine è una pessima consigliera : ci siamo fatti l'idea che, una volta immessa l'acqua nei tubi e avvitati i rubinetti, tutto sarebbe andato avanti così, per moto proprio, senza limiti di tempo e di spazio. La dura realtà è che, se non ce ne curiamo con attenta e responsabile continuità, i tubi si bucano, le pompe s'intasano, i pozzi si deteriorano e via così, con un progressivo e inesorabile decadimento che, in tempi più o meno lunghi, ci porterà a dover affrontare la vita scomoda e complicata dei nostri nonni. L'acqua, come l'energia elettrica, diventerà sempre più cara e scarsa: il risparmio attento ed oculato dell'una e dell'altra è la prima vera fonte alternativa di approvvigionamento,la manutenzione ordinaria e continua l'unico metodo per metterci al riparo da penurie estemporanee , ma, di sicuro, largamente prevedibili, come ben sappiamo.
La buona gestione delle risorse idriche è uno dei tavoli su cui si gioca la credibilità delle pubbliche amministrazioni efficienti.